16.1.17

Bonobo | Migration


E' dal 2006 (con l'album Days to Come) che seguo Simon Green, musicista, disc jockey e producer britannico meglio noto come Bonobo.
Negli ultimi anni ho ascoltato e riascoltato più volte il suo ultimo album, The North Borders, per la capacità che ha Green di creare atmosfere elettroniche downtempo estremamente delicate, ma infarcendole di sonorità dinamiche, complesse e orechiabili allo stesso tempo. Non dico che ad ogni attento ascolto di un suo brano scopri qualcosa di nuovo, ma poco di manca. 


In ogni caso, dopo il lancio di The North Borders è seguito un lunghissimo tour senza fine che ha portato Green in giro per il mondo alla ricerca di "qualcosa" che sembra aver poi trovato una volta tornato a casa e aver deciso di trasferirsi in California. Il risultato di quella lunga ricerca è ora finalmente disponibile all'acquisto in tutti i negozi e all'ascolto gratuito su Spotify e Bandcamp. E si intitola Migration.


Conoscendo i suoi lavori passati, mi aspettavo da Migration l'ennesimo album realizzato a modino con la solita cura per i particolari. Invece quel che ne è venuto fuori è probabilmente il disco migliore di Bonobo, ricco com'è di sfumature e ispirato ad una matrice world incisiva e molto più ricercata.
Ed è piaciuto a parecchi, quest'album, a partire dalla critica che per ora sembra essersi assestata sulle quattro stelle e mezzo su cinque.

E vagli a dare torto.







11.1.17

Taboo


Giuro che questa non vedo l'ora di vederla. Taboo è una miniserie televisiva britannica composta da 8 episodi ideata (e fortemente voluta) da Tom Hardy e da suo padre Chips Hardy e scritta da Steven Knight. E questi tre signori l'hanno anche prodotta, in compagnia di un certo Ridley Scott.
Il primo episodio è andato in onda su BBC One il 7 gennaio scorso lasciando entusiasti critica e pubblico. Nel cast, oltre a Tom Hardy nel ruolo del protagonista principale, ci trovi anche Oona Chaplin (la nipote di Charlie, si), David Hayman, Michael Kelly e Jonathan Pryce.

La storia è quella dell'avventuriero James Keziah Delaney che nel 1814, dopo aver passato molti anni in Africa, torna a Londra per riscuotere l'eredità del padre che non ha mai conosciuto. Ma dovrà scontrarsi con il misterioso passato del padre e con la potente Compagnia Britannica delle Indie Orientali.

Insomma, la storia di Taboo sembra essere stata ispirata (solo ispirata) dal meraviglioso Cuore di Tenebra di Joseph Conrad e voler rispondere ad un curioso e affascinante interrogativo: cosa sarebbe successo se Kurtz non fosse morto riuscendo a tornare in Inghilterra?
E se devo dirti la mia, a me aveva convinto già solo per l'ambientazione e perché c'è Tom Hardy. Tutto il resto è oro che cola.


9.1.17

John Harris


John Harris è uno degli illustratori di science fiction vecchia scuola più fini e romantici che siano rimasti in circolazione.
Inglese, classe 1948, i suoi dipinti hanno arricchito le pagine di alcuni dei più grandi autori del genere, tra i quali Arthur Clarke, Isaac Asimov, Jack Vance, Frederik Pohl e Orson Scott Card. 
Nel 2000, la Paper Tiger ha celebrato l'immenso talento di questo illustratore mandando in stampa lo straordinario volume Mass: The Art of John Harris, mentre nel 2014 la Titan Books ha distribuito l'altrettanto meraviglioso The Art of John Harris: Beyond the Horizon.

A parte la galleria di illustrazioni qui sotto o l'immancabile google immagini, alcune delle sue opere sono visibili sullo spazio a lui dedicato QUI, sul sito del suo agente Alison Eldred.
















3.1.17

The Expanse


E' passato qualche anno, tra noia e cose fatte bene solo a metà, ma alla fine eccola qui LA serie di fantascienza che vale assolutamente la pena di seguire.
Tratta dalla saga letteraria in sei volumi (ma ne sono previsti nove in totale) di James S. A. Corey, pseudonimo dietro il quale si cela la coppia di scrittori composta da Daniel Abraham e Ty Franck, The Expanse è una serie televisiva trasmessa per la prima volta un anno fa dal canale SyFy.

La storia segue due vicende diverse, solo all'apparenza, i cui protagonisti sono inevitabilmente destinati ad incontrarsi.
Nella prima siamo sulla stazione Ceres, ex colonia marziana ora autonoma, dove il detective dell'agenzia privata di sicurezza Star Helix Josephus Miller (interpretato dal buon Thomas Jane), viene incaricato di ritrovare una ragazza, Juliette Andromeda Mao (con il volto della modella Florence Faivre), unica assente ingiustificata nel team della nave spaziale Scopuli, teatro di una terribile strage che non conta sopravvissuti.


Dall'altra alcuni dei membri della Canterbury, un cargo spaccaghiaccio coloniale che lavora tra gli anelli di Saturno e la Fascia (arcipelago di asteroidi che si estende tra Marte e Giove) che proprio per raggiungere la Scopuli (usata come radiofaro per una finta chiamata di soccorso), viene distrutta da una nave spaziale che utilizza una misteriosa tecnologia stealth.
Tra i membri sopravvisuti, James Holden (interpretato da Steven Strait), la carismatica ingegnere Naomi Nagata (Dominique Tipper), il roccioso Amos Burton (Wes Chatham), il pilota Kas Anvar (Alex Kamal) e il giovane medico Shed Garvey (Paulo Costanzo).


Seguiremo quindi prima la loro cattura da parte delle forze militari di Marte (che li ritiene responsabili della distruzione della Canterbury) e poi il loro tentativo di far luce sulla verità, tra le macchinazioni dell'APE ("Alleanza dei Pianeti Esterni" che comprende le stazioni oltre la fascia di Marte) e un'atmosfera sempre più calda che porterà la Terra, Marte e la Fascia sull'orlo di una terribile guerra interplanetaria.

Insomma, in The Expanse trovi tanta buona fantascienza a partire da una classica ma ragionata space opera, ma anche giallo, hard boiled, guerra, spionaggio e tanta geopolitica.
Una trama complessa e finemente ricamata, un tot di colpi di scena serviti come si deve, una buona dose di tecnologia pulita e realistica (visivamente siamo tra Alien e 2001: Odissea nello Spazio), un buon apporto recitativo e degli effetti speciali di alto livello (per una serie televisiva), la piazzano senza dubbio sul podio delle serie sci-fi più interessanti da seguire degli ultimi anni (se non la più interessante in assoluto).




Una menzione speciale va agli attori ai quali, oltre a quelli già citati sopra, vanno aggiunti la bravissima attrice iraniana Shohreh Aghdashloo (se lo pronunci velocemente invocherai il guardiano della soglia Yog-Sothoth) nel ruolo di Chrisjen Avasarala (Assistente e Sottosegretario delle Nazioni Unite) e il machiavellico e sempre ispirato Jared Harris in quello di Anderson Dawes, "funzionario" operativo dell'APE sulla stazione di Ceres.

A parte Thomas Jane (Under Suspicion, L'Acchiappasogni, The Punisher) e lo stesso Jared Harris (Il Curioso Caso di Benjamin Button, Sherlock Holmes - Gioco di Ombre, Lincoln), il resto del cast è giovane e fresco con poche o nessuna esperienza alle spalle. Coraggiose quindi le scelte di chi ha messo insieme le teste, come nel caso della ballerina e cantautrice inglese di origini dominicane Dominique Tipper, meglio nota come Miss Tipper, che avrebbe avuto il credito di pochi (me compreso, probabilmente). E invece...


Infine abbiamo gli ultimi due episodi che ci traghettano verso un finale di stagione aperto a spunti ancora più ricchi e interessanti rispetto a quanto visto in questi primi dieci episodi (la seconda stagione arriva a febbraio 2017). Non saprei proprio cosa chiedere di più.

Oh! Sci-Finalmente.








19.12.16

Due note


Se non fosse per quelle due note di Vangelis, verrebbe seriamente da chiedersi "embé, dovrei emozionarmi per due passettini nel deserto, per il faccino pulito di Ryan Gosling o per un Harrison Ford vecchio e bolso (che ormai ti ritrovi dappertutto) che esce quatto quatto dall'ombra"?

Ovviamente si continua ad incrociare le dita, ma so già fin da ora che questo Blade Runner 2049 non intaccherà minimamente quello originale, né in positivo né in negativo. Se questo di Denis Villeneuve si dovesse infatti rivelare un cattivo film, o semplicemente un film inutile, basterà aspettare cinque minuti per avere la sensazione che non sia mai esistito. Se si dovesse invece rivelare anche solo un buon film, tanto meglio per tutti. Sarò il primo a godermelo.

13.12.16

Mass Effect 3 e fine


Ci ho messo un bel po' di tempo, ma alla fine ho chiuso il cerchio e finito l'intera trilogia di Mass Effect (ti ho parlato dei primi due capitoli più di tre anni fa QUI), uno dei capolavori della software house canadese Bioware.
Lungi da me farti una recensione di Mass Effect 3, gioco ormai "vecchio" di cui si è parlato davvero tanto come di uno dei capisaldi del genere e piccolo grande capolavoro della storia dei videogame. Ma qualche riflessione a freddo va fatta perché questa trilogia, "vissuta" nella sua interezza, è forse (per quanto io me ne intenda) una delle esperienze videoludiche più coinvolgenti di sempre. Dove a farla da padrone è prima di tutto una sontuosa trama degna di un grande colossal (ma grande davvero, visto che già così è migliore del 90% delle robe sci-fi che trovi al cinema o in televisione).




Riportato in vita dalla misteriosa organizzazione chiamata Cerberus all'inizio del secondo capitolo, ora il Comandante Shepard si imbarca nell'ultimo atto della terribile guerra contro i Razziatori.
A bordo della sua nave, la meravigliosa Normandy SR-2, e in compagnia di un equipaggio composto tanto da valorosi combattenti quanto da illuminate menti scientifiche, il suo (TUO) scopo è quello di costruire un'allenza di livello interplanetario per far fronte alla più grande minaccia che il cosmo abbia mai dovuto affrontare, i Razziatori, appunto, che dopo aver distrutto pianeti e assoggettato intere razze, sono ora arrivati sulla Terra.


Shepard dovrà riunire tutte le razze conosciute, nessuna esclusa, nemmeno quelle nemiche tra loro (Asari, Geth, Krogan, Prothean, Turian, Quarian, Salarian) e rendere di nuovo attiva una terribile e leggendaria arma di distruzione Prothean ribattezzata il Crucibolo. E per farlo dovrà esplorare il cosmo alla ricerca del Catalizzatore, un componente necessario al suo funzionamento. E il tutto mentre da una parte si dovrà rendere conto ad alleanze politiche che richiedono decisioni estreme e dall'altra si dovranno contrastare le mire dell'Uomo Misterioso a capo di Cerberus, sempre più deciso a non distruggere la minaccia dei Razziatori, bensì a "controllarla".

Non te la voglio tirare troppo per le lunghe. Le cose belle di questo terzo e conclusivo capitolo sono (come già detto) una trama luminosa e gigante, una colonna sonora ricca e variegata, alcune scene davvero spettacolari, l'atmosfera cupa e angosciosa che si respira per tutto il tempo, decine di razze aliene con la propria struttura sociale e politica, un impianto scenografico curato in ogni dettaglio e un finale davvero gigante (tra i più apocalittici che si ricordino in un videogame), nonostante sia stato molto criticato per via dell'impossibilità di intervenire direttamente su di esso.




La perfezione ovviamente non esiste e anche Mass Effect 3 non è privo di qualche pecca, come la ripetitività di fondo nella fase "spara-spara" e alcuni intermezzi "dialogati" davvero troppo lunghi (e che sarai costretto a seguire, prima di poter salvare). Anche qui si è persa inoltre un bel po' della fase esplorativa libera che arricchì non poco il primo episodio, viaggiando per la maggior parte del tempo su binari abbastanza prestabiliti.

Non si può aver tutto, insomma, ma Mass Effect 3 rimane in ogni caso uno dei titoli sci-fi più affascinanti che siano mai stati realizzati, il cui immaginario (tra tecnologie, razze e pianeti) potrebbe dare l'esempio (anzi, DOVREBBE dare l'esempio) a tante produzioni cinematografiche e televisive di genere che ancora oggi non riescono ad andare oltre il proprio naso.

Una bella esperienza.

 

7.12.16

Di fatiche galliche, ranger colorati, viaggi in terre desolate, stregoni, mostri, spade, cocaina, psicanalisi e avventure leggere

Le XII Fatiche di Asterix 
di R. Goscinny, A. Uderzo | Panini Comics 
21,8x28,7, 80 pp. a colori | euro 14,90

La riproposta integrale di Asterix targata Panini Comics porta in edicola anche Le XII Fatiche, uno dei pezzi tra i più rari della bibliografia di René Goscinny e Albert Uderzo.
Si tratta dell'adattamento illustrato (esiste anche quello a fumetti) che i due autori fecero seguire al celebre film di animazione omonimo del 1976.
Questo volume cartonato da 80 pagine raccoglie quindi questa gemma rara (e mai ristampata negli ultimi vent'anni), impreziosita da una nuova impaginazione, totalmente diversa rispetto all'originale, così come da nuove illustrazioni inedite di Uderzo realizzate indubbiamente con uno stile più maturo e pulito.


La storia è quella che tutti quelli della mia generazione ricorderanno per essere passata più volte in tv sui canali nazionali, soprattutto nel periodo natalizio (nostalgia, portami via). Stanco delle continue resistenze del villaggio gallico, Cesare, sicuro di sé, decide di sfidare Asterix e soci in una serie di 12 prove che sanciranno definitivamente la loro vittoria (venendo considerati alla stregua degli Dèi e diventando i nuovi padroni di Roma) o la loro sconfitta (arrendendosi infine all'Impero). Asterix e Obelix, designati dal proprio villaggio come i rappresentanti ideali per queste prove (il primo per l'arguzia, il secondo per la forza), accompagnati dal quieto Caius Pupus, dovranno quindi affrontare un corridore più veloce del vento, le sacerdotesse dell'isola del piacere, il mago egizio Iris, il cuoco dei giganti, la casa che rende folli, l'antro della bestia e tanti altri pericoli, fino alla loro prova finale a Roma, contro bestie feroci e gladiatori.


Lo spirito sagace e la feroce critica dei due autori francesi è argutamente presente anche in quest'opera e questa volta le vittime designate sono la burocrazia, la politica pecorona, il progresso sfrenato e la pubblicità.
Buone risate assicurate, insomma, e una in particolare quando durante una riunione del Senato, Cesare riprende Bruto dicendogli di non giocare con il coltello perché potrebbe far male a quacuno.
Davvero una chicca.  

Color Tex #10 
di AA. VV. | Sergio Bonelli Editore 
16x21, 160 pp. a colori | euro 6,00

Il decimo Color Tex nella sua versione autunnale (composto da racconti a fumetti brevi) mette a segno un piccolo record. Come annunciato dallo stesso Boselli nell'editoriale, infatti, l'albo raccoglie ben cinque storie complete a colori, scritte e disegnate da ben dieci autori tutti più o meno di "estrazione" Zagoriana.
Il Mescalero Senza Volto, scritto da Jacopo Rauch e disegnato da Alessandro Bocci (che al contrario alla maggior parte dei fans texiani, a me continua ad apparire abbastanza legnosetto), mette Tex e Carson sulle tracce di un cruento mescalero sfigurato che lascia vistose tracce sul terreno, proprio con l'obiettivo di farsi raggiungere dai due rangers.
Rio Quemado invece è la storia più lunga del volume (oltre 50 pagine). Scritta da Mauro Boselli e disegnata da Maurizio Dotti, in realtà fu già pubblicata un anno fa (nell'ottobre del 2015) nell'albetto in bianco e nero Tex Willer Speciale Lugano stampato in occasione della quinta edizione del festival del fumetto ticinese. Qui, però, la storia è arricchita da una quindicina di tavole inedite (che ampliano il finale originale) e ovviamente dal colore. Sarà per il numero di pagine a disposizione o per il fatto che a scriverla sia stato il veterano Boselli, ma questa storia è di sicuro tra le migliori (e meglio strutturate) dell'intero volume. 


Un Cavallo di Pezza, invece, è una vendetta breve orchestrata da Luca Barbieri che si risolve in una manciata di tavole firmate da Walter Venturi (più un riempitivo che altro, visto che le poche pagine a disposizione della coppia, non sono sufficienti nemmeno per farsi un'opinione).
Francesco Testi scrive Amici per la Morte, vicenda che sfrutta il classico canovaccio western dell'"ogni promessa è debito", dove Tex corre in soccorso di un cacciatore di taglie che gli salvò la vita molti anni prima. I disegni sono di Mauro Laurenti, del quale ricordo sempre volentieri le spesse pennellate sui suoi primi Zagor di metà anni '90. Anche se qui sembra tirare un po' via volti e anatomie.
L'ultima storia, tinta quantomeno da un po' di fantasia da Moreno Burattini, è intitolata Chupacabras! e vede i "succhiacapre" americani (sanguinarie bestie chiamate anche "i vampiri della Sierra", avvistate in Messico o nel profondo sud degli Stati Uniti) protagonisti indiretti in un sanguinoso confronto tra Tex, Tiger Jack e un gruppo di indiani. La storia si chiude con un grosso "mah", visto che devi mettere in pausa la tua incredulità per farti andare bene una situazione in cui Tex e soci lasciano a terra sanguinanti, e sotto gli occhi di tutti, bestie deformi che in realtà non esistono. Le tavole di Michele Rubini si accaparrano meritatamente il podio, impreziosite da un tratto dinamico e plastico e, bisogna dirlo, anche da una certosina colorazione (la più riuscita dell'albo), opera di Oscar Celestini.


Un buon albo tra quelli con i racconti brevi, insomma, dove Boselli detta i tempi con la sua storia, ma gli altri seguono abbastanza a ruota.
Anche se non particolarmente dinamica, una menzione va fatta alla cover firmata dal celebre cartoonist anglosassone Gary Frank (Hulk, Supreme Power, Midnight Nation, Superman), che quando fanno le cose per gli "ammerriggàni" sembrano sempre dei fenomeni, poi vengono in Italia, ci rubano il lavoro e le donne e fanno le copertine legnose stile manichino dell'Upim. Mah.

Le Storie #50 - Il Condannato
di F. Vitaliano, L. Pittaluga | Sergio Bonelli Editore
16x21, 114 pp. B/N | euro 3,80

Non compravo un albo di questa collana da qualche annetto. Ora, un po' per via di quel numero 50 tondo tondo che troneggia sul dorsetto, un po' per quell'atmosfera sette/ottocentesca che a me piace tanto, l'ho preso, pagato e portato a casa. Forse anche solo perché una collana come questa, per la sua politica anti protagonisti che ogni mese ti do una sberla e schivo i proiettili e poi il mese dopo siamo punto e daccapo, ogni tanto va sostenuta a prescindere (cosa che, anche per una questione economica e di scelte, non ho fatto e oggi mi piacebbe recuperare certi pezzi dopo i primi 20 numeri).
"Nella Londra del 1791, William Sinclair è un giovane che ama la bella vita, le bevute con gli amici e le notti spensierate. Il destino, però, ha in serbo per lui una sorpresa crudele. Coinvolto suo malgrado in un fatto di sangue, sarà condannato e deportato verso le terre vergini dell’Australia dove lo attende una lunga, straordinaria avventura, che cambierà per sempre la sua vita".


Scritta bene da Fausto Vitaliano e disegnata a modino da Luigi Pittaluga, si può tranquillamente confermare che Il Condannato è una vicenda di ampio respiro che nasce e cresce attraverso le città, il mare e i desertici territori della down under australiana ben cotti dal sole, soffermandosi sulla continua ricerca del proprio destino o del posto che si può davvero chiamare casa.

Fafhrd e il Gray Mouser - La Nube d'Odio
di AA. VV. | Editoriale Cosmo
16x21, 128 pp. a colori | euro 5,50

Una vera discesa nell'oscurità. E non parlo della storia dei due protagonisti, ma del mio prendere atto che se solo avessi saputo, avrei risparmiato tranquillamente questi cinque euro lasciando quest'albo in edicola. Fui il primo a compiacermi che la Cosmo avrebbe stampato queste prime classiche storie (risalenti al 1973) dedicate alla coppia ideata dallo scrittore Fritz Leiber. Mai però avrei pensato di dover appurare che, anche se solo agli inizi delle rispettive carriere, gente come Dennis O'Neil o Howard Chaykin erano così lontani dai loro fasti più noti. Le storie di O'Neil sono confuse, disordinate e facilone. Indubbiamente ingenue, molto più della maggior parte della produzione dell'epoca d'oro della Marvel anni '60, per dire. I disegni di Chaykin sono acerbi e sconclusionati, con anatomie raffazzonate alla meglio e tavole in generale prive di un minimo sentore di storyboarding. Ben lontano, insomma, dallo stiloso maestro che io stesso ho sempre apprezzato.

Per dire, eh. Queste sono tra quelle più riuscite.

Nell'albo è presente anche una storia disegnata da Walt Simonson dove, per quanto acerbo anche lui, si nota già la chiara impronta stilistica che lo avrebbe ispirato in futuro.
Unica nota positiva, la scelta (quasi obbligata, a questo punto) di stampare in copertina la bellissima, eterna illustrazione firmata da Michael Whelan che arricchì all'epoca la prima raccolta dei racconti di Leiber.
Inutile parlare delle storie. Non sarebbero nemmeno brutte, visto che sono appunto adattate dai racconti di Leiber, ma sono talmente buttate lì sulla pagina da avermi ricordato i "fumettini" dei Masters of the Universe che pubblicavano sul retro dei quaderni che utilizzavo alle scuole medie (con la differenza che, probabilmente, quelle erano disegnate molto meglio). Dopo aver letto i primi due o tre episodi, insomma, il mio buon cuore mi ha dato una carezza e una pacca sulla spalla, intimandomi con tenerezza di lasciar perdere e riporre l'albo su uno scaffale qualsiasi.
Se non sai proprio cosa fare del tuo tempo, recupera l'albo e leggilo. 

Sherlock Holmes: Soluzione Sette per Cento
di S. Tipton, J. Ron | Editoriale Cosmo
16x21, 96 pp. B/N | euro 3,90

A sorpresa la Cosmo piazza sulla collana Weird Tales qualcosa che non proviene dal di là delle alpi (potrei sbagliare, ma è la prima volta). Volendo ragionevolemente pubblicare tutto il pubblicabile su Sherlock Holmes, raccoglie in questo albo la miniserie in cinque numeri dell'americana IDW Publishing tratta dallo storico romanzo apocrifo di Nicholas Meyer, Sherlock Holmes: Soluzione Sette per Cento. Questo adattamento a fumetti ricalca pedissequamente il romanzo (che caso vuole ho finito di leggere proprio poco prima di acquistare questo albo), dove Holmes è messo male e i suoi problemi con la cocaina porteranno Watson a tentare una strada alternativa che porterà entrambi ad incrociare quella di un giovane medico asburgico allontanato dal mondo accademico per via delle sue idee sovversive applicate alla psicoanalisi. E stiamo ovviamente parliamo di Sigmund Freud.
Dopo aver preso in cura Holmes, il medico e i due amici dovranno prima fare luce su una giovane donna ritrovata senza memoria, legata a filo doppio ad una diabolica cospirazione che potrebbe portare una sanguinosa guerra in Europa, e poi su un misterioso e terribile ricordo che cambiò per sempre la vita di Holmes in tenera età.


Come già detto, questo adattamento ricalca fin troppo l'opera originale, finendo per rendere macchinosa e didascalica una storia che in realtà di fascino ne avrebbe eccome. La sceneggiatura di Scott Tipton è fedelissima, dunque (mettiamola così), mentre i disegni di Ron Joseph sono forse troppo tondeggianti e caricaturali per illustrare al meglio una storia del genere. A sua discolpa diciamo che i grigi dell'edizione Cosmo, che sostituiscono i colori di quella originale, non aiutano di certo. Semplicemente meravigliose, invece, le cover della miniserie firmate da Kelly Jones.
Nonostante tutto, a chi non conoscesse la storia questo albo potrebbe preservare qualche piccola sorpresa o quantomeno risultare piacevole. Per tutti gli altri, si poteva forse anche evitare, ma capisco (e apprezzo parecchio) la volontà della Cosmo di voler stampare integralmente tutte le opere a fumetti derivate dedicate al personaggio.

Bob Morane #1 
di H. Vernes, G. Forton | Gazzetta
19x27, 96 pp. a colori | euro 3,99


Bruno Brazil cede il posto a Bob Morane. Come detto in precedenza, si tratta di sedici albi che raccoglieranno una selezione composta dalle migliori 32 storie del personaggio (che più o meno dovrebbero tutte riguardare il decennio che va dal '65 al '75). In questo primo volume sono pubblicate due storie firmate da Henri Vernes ai testi e Gérald Forton ai disegni.
Nella prima, La Valle dei Crotali, si sfrutta un classico canovaccio western parecchio abusato. Quello del ranchero (una donna indiana, in questo caso) che deve combattere gli abusi del suo "vicino" di casa, uno spietato proprietario terriero che vuole impossessarsi di tutti i terreni circostanti perché convinto che in quella zona vi sia l'entrata per la mitica valle dei crotali, dove sarebbe celato un ricchissimo tesoro. Ovviamente in Paese sono tutti contro l'indiana, ovviamente tutto è destinato a cambiare quando da quelle parti arrivano Bob Morane (ex ufficiale pilota della RAF e veterano della II Guerra Mondiale, se non ho capito male) e il suo amico di scorribande Bill Ballantine.
Nella seconda, Il Mistero della Zona Z (titolo davvero terribile), si passa invece dal western all'avventura/sci-fi. Un misterioso missile composto da una lega metallica sconosciuta, si schianta rovinosamente da qualche parte in sud America. Sulle sue tracce, un'organizzazione criminale vuole arrivare sul posto prima di un team di scienziati che in realtà è in zona per studiare gli orangotango. I criminali non credono ai veri intenti del ricercatore a capo dell'equipe scientifica e rapiscono sua figlia con l'intenzione di convincerlo a cedere il passo. Ovviamente, tra l'uno e l'altro, si piazzano di passaggio la coppia di amici protagonisti che cercherà di mettere una pezza alla situazione.


Anche se sfruttano quei classici tòpoi narrativi delle storie d'avventura che oggi risultano datati (dietro e davanti a queste, decenni di storie simili), devo ammettere che i due episodi si lasciano leggere volentieri, a patto di non storcere troppo il naso su certe leggerezze (il trittico di criminali ciccioni che alla fine di ogni frase piazza un "hink" o un "honk" fa davvero sorridere).
E' presto comunque per farsi un'opinione su una delle serie che, tra l'altro, più di tante altre sfugge alle etichette, saltando da un genere all'altro come una cavalletta (per dire, sul secondo albo cLa Spada del Paladino, storia già pubblicata dall'Aurea che parla di viaggi nel tempo e che, tra parentesi, a me piacque parecchio).
Vedremo. 

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